Interferenze


Interferenze è un piccolo spazio di scambio in cui il nostro laboratorio ospita amici, colleghi, esperti, artisti, architetti ed anche persone apparentemente distanti dalla nostra disciplina a confrontarsi, attraverso l’esposizione del proprio lavoro, con l’attività del corso. Si tratta di una occasione trasversale di arricchimento che tenta di convogliare intorno all’esperienza universitaria segnali di contrasto e interferenza.




A case-study: la casa studio degli Aalto a Helsinki di Gino Anzivino

Labaula4 ha organizzato la conferenza del prof. Gino Anzivino dedicata alla casa-studio di Alvar Aalto, realizzata a Helsinki in collaborazione con la prima moglie Aino, importante collaboratrice dei suoi primi progetti. Una casa-studio progettata su misura dalla coppia nei primi anni ‘40 del secolo scorso, una casa preziosa, ricca di dettagli, soluzioni, invenzioni che l’attenta ricognizione del prof. Anzivino ci ha mostrato in quadro unitario. Essendo la casa-studio il tema progettuale del corso, la comprensione della casa Aalto è stata un’importante occasione per i progetti degli studenti, attualmente in corso. Ringraziamo Gino Anzivino, uno degli storici dell’architettura più importanti della nostra Università, per essere ritornato in Facoltà con questa lezione.




La condivisione dello spazio pubblico di Paolo Parisi

Il lavoro di Paolo Parisi è di straordinaria importanza per l’architettura e impatta con tutto quel canale di ricerca che oggi indaga le potenzialità percettive e comunicative dello spazio pubblico. I suoi strumenti di ricerca sono quasi impercettibili ma si tramutano in vere e proprie atmosfere, prima mentali ma subito rese percettive ed emozionali. Tutte opere contestuali, che se da un lato sostanziano la sua ricerca sua ricerca ossessiva sul colore, dall’altro stabiliscono relazione forti, quasi genetiche coi luoghi.  Il suo lavoro sembra riecheggiare il monito di Bruno Zevi, che nel chiudere una delle sue ultime conferenze diceva:  “[…]Ho finito. Leonardo insisteva sulla necessità di tener conto delle nebbie, delle foschie, delle, sbavature, delle albe, delle piogge, del clima ingrato, del caldo e delle nuvole, degli odori, tanfi e profumi, della polvere, delle ombre e delle trasparenze, degli spessori soffici e quasi sudati, delle evanescenze fuggevoli. Adesso l'architettura è attrezzata per captare tali valori.



La versione di Bruto di Pietro Gaglianò

“La Versione di Bruto” è un approfondimento critico sulle ramificazioni e sui significati discriminatori presenti nell’estetica del monumento pubblico, con una focalizzazione sui monumenti ai caduti realizzati dopo i due conflitti mondiali (con il loro portato simbolico di aggressività, rivalsa, militarismo, nazionalismo). La ricerca cerca di isolare parole chiave e modelli formali che contengono una radice di intolleranza e di sopraffazione culturale, o richiami a forme violente dell’interazione sociale, e rimette in discussione il ruolo del monumento e la sua pertinenza alla creazione dell'aggregazione culturale e sociale. Il titolo si riferisce alle possibili interpretazioni del gesto più eclatante di Marco Giunio Bruto, e riflette su come la storiografia produce ideologie (e parole, e monumenti carichi di significati surrettizi).



Il progetto continuo di Giacomo Salizzoni

Il lavoro di Giacomo Salizzoni indaga terreni e strumenti visivi di straordinaria importanza per la progettazione architettonica e soprattutto per la sua rappresentazione, che spaziano dalla fotografia alla grafica, dalla video arte alla progettazione di esperienze sociali collettive, per finire con le ricerche che trovano coinvolgenti applicazioni urbane nella sua idea di Guerrilla Gardener per Firenze.
L’esposizione del suo lavoro al corso ha infatti messo in evidenza l’urgenza di un progetto continuo e l’importanza di utilizzare la circolarità dell’esperienza progettuale anche per delle modalità espressive solo apparentemente distanti dall’architettura costruita. I suoi video per la Piaggio, dedicati alla vespa, così come tanti altri dei suoi lavori, restituiscono in pochi minuti la freschezza e la semplicità delle più penetranti operazioni progettuali.




Riccardo Morandi

Lunedì 25 marzo abbiamo inaugurato le conferenze di Labaula4 di quest’anno con la lezione di Marzia Marandola su Riccardo Morandi. Geniale sperimentatore, ingegnoso strutturista, brillante professore a cui l’università italiana ha impedito di diventare ordinario. Morandi ha sfidato i limiti del cemento armato, le sue strutture grezze tenevano dentro insieme il carattere dell’architettura romana, plastica e massiva e lo slancio, il dinamismo di una ingegnosa ricerca di equilibri. Robuste scattano da terra le sue opere per collegare parti di mondo.






Il progetto variabile di Fabbricanove

Mercoledì 4 luglio lo studio Fabbricanove ha trascorso un’intensa giornata al Laboratorio di progettazione architettonica I presentando alcuni lavori e discutendo i progetti degli studenti attraverso una revisione collettiva fatta sui modelli di studio. Attraverso la presentazione di quattro progetti dello studio si è voluto evidenziare una metodologia progettuale attenta e responsabile, definita nei rapporti spaziali e urbani, sempre alla ricerca di una verità intrinseca del progetto che risiede nella corretta messa a fuoco delle esigenze da risolvere e delle aspirazioni dell’uomo. Un metodo sempre lontano dallo spreco e dai gratuiti eccessi formali.













Realizzare l'architettura di Silvio Pappalettere

“Spesso, una breve passeggiata in città, camminando, osservando e riflettendo può essere più utile che decine di ore passate a sfogliare riviste di architettura, nella ricerca di modelli da imitare...”

Riflessioni su come l'Architettura sia la sintesi di varie componenti che, apparentemente in contrasto tra loro, contribuiscono al processo progettuale e realizzativo.
Osservazioni ed esempi sulle problematiche connesse.
















Fotografia di architettura di Francesco Gnot


Architettura:  tre parole di origine pre-ellenica .
Arché, il principio
Tithemi ,porre
Ur \ uror, urgere
Porre,il luogo,come il principio urge.
Il principio che pone la forma.
Disporre un luogo,  secondo un principio.

Origine della parola: la parola fotografia ha origine da due parole greche, foto (phos) e grafia (graphis). Letteralmente quindi fotografia significa scrivere (grafia) con la luce (fotos).

Naturalmente la fotografia non ci mostra l’edificio realmente, ma dal punto di vista dell’architetto. Per avere il nostro punto di vista bisogna essere sul luogo e vivere l’edificio. 
















Il corpo moderno dell'architettura di Guido Incerti

La visione antropocentrica dell'architettura e dello spazio, presente in tutte le culture del mondo dalla loro nascita sino ad oggi, si è andata sviluppando secondo differenti modelli corporei. Ognuno dei quali è sempre stato proiezione delle credenze e delle società succedutesi nelle varie epoche storiche.
Dai modelli universali delle culture orientali, di 5000 anni fa, al modello platonico, alle regole vitruviane, passando poi per Palladio, la visione dell'uomo come generatore di spazio è giunto fino all'epoca moderna incarnandosi nell'elemento di standardizzazione industriale incarnato dal Modulor di Le Corbusier.
Ma l'astrazione del modello matematico, necessario nel processo di svilupo industriale degli ultimi centocinquanta anni nno sembra avere mai tenuto in considerazione l'importanza dell'elemento costituito dalla psicologia e dal vissuto dell'uomo/architetto. 
La lezione, analizzando  il "corpo moderno dell'architettura" nato dopo le devastazioni subite, dai corpi fisici, a seguito della prima guerra mondiale,  vuole comunicare come, in un parallelo lungo 60 anni tra Le Corbusier e Friedrick Kiesler, lo spazio ideato da un architetto è più che figlio di regole, standard e teorie proprie, bensì è il risultato delle esperienze fisiche e psicologiche che il corpo stesso dell'architetto ha subito nel corso della vita.


















Divenire: progettare con il tempo di Studio++

Il tempo è una variabile fondamentale nella nostra vita ed un elemento decisivo per l'architettura.
Per la cultura occidentale realizzare un'architettura da sempre ha avuto il valore di mettere al mondo qualcosa di perenne che testimoniasse l'esistenza di qualcuno e di un modo di vedere a chi sarebbe venuto dopo.
L'architettura nasceva con l'intenzione di essere eterna e proprio questa tensione temporale dava peso alla funzione dell'architetto.
In questo senso il gesto architettonico presume di essere immutabile.
Ma la realtà è sempre stata un'altra.
Perché è proprio la sfida del permanere, del fare qualcosa che rimanga a rendere epica ed assieme tragica la relazione tra architettura e tempo.
Ovvero: una volta nate le architetture iniziano a subire il passare dei giorni, degli anni e dei secoli.
Louis Kahn diceva che “la buona architettura è quella che produce buoni ruderi” accettando implicitamente il deteriorarsi di ciò che facciamo.
Questo modo di vedere è coerente con un concetto antico che considera il divenire come elemento fondamentale per l'osservazione e la comprensione del mondo (Eraclito).
Si fa quindi indispensabile la necessità di progettare e pensare nel divenire accogliendo il tempo nella creazione ed espressione di un significato.
Ed è questo un principio che il nostro lavoro ha fatto proprio.
Tutti i nostri lavori per essere compresi devono essere contestualizzati in un processo che lo connette con le regole universali dello scorrere del tempo.
Dall'antichità quest'idea è ritornata forte e spinge alla ricerca di progettare in armonia con il mondo ovvero di inserire tutto ciò che facciamo come parte integrata di un sistema di spazio e tempo.
Ne deriva una continua verifica delle proprie idee, una relatività critica, che deve essere coraggiosa e che tende sempre a mettere in crisi quello che stiamo pensando.









Sullo spazio pubblico di Fabio Ciaravella
...dalla pubblica piazza ad un patio privato: un percorso spiegato dall'arte.

Quello dello spazio pubblico è un tema centrale in tutte le contemporaneità: ad ogni epoca, ad ogni contesto e alla cultura che li guida il proprio spazio pubblico.
La sua eterogeneità morfologica e i suoi cambiamenti nel tempo lo rendono un argomento molto ampio, quasi troppo.
Così per parlarne senza perdersi in una eccessiva vaghezza è necessario fissare un sistema di riferimenti che permettano di orientarsi sull'argomento senza perdere il filo del discorso.
L'intervento al corso del Prof. Bartolozzi ha scelto come cardini di discussione cinque parametri con cui si può individuare uno spazio pubblico. Come mezzo per raccontare questi parametri sono state usate le esperienze dell'arte pubblica perchè “l'arte è sempre stata contemporanea”[1].
In un percorso che dalle vicende che legano il David di Michelangelo con Piazza della Signoria, passa per le esperienze d'arte pubblica nelle strade americane degli anni '90 fino a ritornare in Europa con le commoventi opere di Alberto Garutti, l'arte pubblica si è dimostrata uno strumento in grado di interpretare le tensioni simboliche contenute nello spazio pubblico e riportarle con imparagonabile efficacia.
Così i concetti di accessibilità, indeterminatezza, identità, condivisione e relazione che sono stati scelti come triangolazione concettuale per fissare l'idea di uno spazio pubblico, hanno avuto una loro immagine.
Triangolazione che riportata alla scala di una piccola casa unifamiliare continuava ad avere legami interessanti dimostrando che lo spazio pubblico è più legato ai suoi significati che alle sue dimensioni e pertanto è un tema transcalare (che supera le distinzioni di scala).
Riflessione quest'ultima che le parole del critico d'architettura Pippo Ciorra rafforza quando sostiene: Nella città del XXI secolo bisogna ripartire dallo spazio individuale dell'abitazione e dalla sua capacità di generare microspazi pubblici.[2]
Progettare pensando allo spazio pubblico è un valore della nostra contemporaneità che rafforza il legame dell'architettura con la società e ne allena una tensione etica dalla quale non possiamo prescindere.


[1]    La citazione vuole fare un omaggio ad un'altra opera d'arte che Maurizio Nannucci, importante artista fiorentino, ha scelto di porre sul prospetto della galleria degli Uffizi che si affaccia verso l'Arno. La frase scritta con un grande neon blu diceva: All art has been contemporary.
[2]    P. Ciorra, Senza Architettura, Bari, Laterza, 2011
















One pair of eyes di Clementina Ricci

Clementina Ricci, nipote di Leo e curatrice del suo archivio, è cresciuta e tutt’oggi vive nella prima casa che Ricci realizzò per se a Monterinaldi, la prima di ventidue case che ancora oggi rappresentano la testimonianza più viva di un’impresa umana e sociale autentica perché rivoluzionaria e sentita sulla pelle. Con Clementina abbiamo mostrato e spiegato a più riprese un importante documentario che la BBC ha girato su Leo Ricci negli anni settanta e che è una testimonianza preziosa. E siamo tutti un po’ emozionati per il semplice fatto che l’insegnamento di Ricci ritorni oggi con forza e determinazione dentro il nostro laboratorio di progettazione del primo anno.














Spazi Minimi di Cristina Amenta

"Essere un architetto è essere portato, educato, abituato ad osservare i comportamenti umani all'interno degli spazi progettati e non. Riuscire a leggere le esigenze dell'uomo prima ancora che queste si manifestino apertamente, prevedere e condizionare i movimenti all'interno degli spazi che creiamo; rispondere ad esigenze funzionali senza trascurare la qualità estetica e l'armonia formale degli spazi con i quali dialoghiamo."



















1 commento:

  1. bè è chiaro che ad avere lo spazio, ed il committente disposto ad accettare le Tue idee.. ed a retribuirle, tutto è quasi possibile, se non fosse per quelle maledette Norme Tecniche; vincoli quelle interferenze delle commissioni edilizie...

    Tutto ormai, nostro malgrado, in larga scala, non è altro che un rettangolo più o meno grosso con tante finestre allineate.
    tutto l'ingegno, tutta la progettualità spesso deve essere messa da parte; dobbiamo solo seguire le "regole" che ci tengono imbrigliati in un'architettura canonica, insensibile, standard...

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